La piu’ longeva – si legge sul sito web di Azzurro Caribe, periodico degli italiani di Centro America e Caraibi – e’ l’hotel Vista Sol, il primo nato. Quattro stelle super, famoso per lo stile coloniale sobrio e rispettoso. E’ apparso trent’anni fa quasi per magia su iniziativa di una piccola impresa in compartecipazione italo-spagnola. A quel tempo regnava il silenzio e l’incanto, l’hotel era molto piccolo e condivideva la playa deserta con tre bucoliche mucche che pascolavano placide in un paradiso perduto, fatto solo di brezze e sabbia.
Si chiamava Carabela (un omaggio alla storia, senza allusioni all’arroganza coloniale) ed era davvero molto piccolo, ma già molto attraente e raffinato, raccolto intorno a un minuscolo ristorante e circondato di cocchi a perdita d’occhio.
Oggi ha cambiato nome e ha quintuplicato la capienza, ma è rimasto il preferito per gli appassionati dello stile coloniale tradizionale, ormai quasi scomparso, e per il giardino tropicale che offre un po’ degli ultimi pini marini australiani rimasti sul Pianeta. Una specie molto protetta, in via di estinzione (pare ne siano rimaste poche centinaia) che toglie il sonno al capo giardiniere William.
Se il Vista Sol e’ stato il primo, l’ultimo e’ l’Ocean El Faro. Nato un paio d’anni fa, e’ un cinque stelle lusso della famiglia H10, una delle prime catene alberghiere spagnole. Per avere un’idea: solo camere con salotto tipo suite, bagni dotati di vasca (sconosciuta nel Caribe), dieci ristoranti e tredici bar, parco acquatico e parco baby, misure speciali a garanzia di salute e sicurezza, personale trilingue, architettura tipica. E poi terrazze, giardini fiabeschi, piscine e perfino un piccolo fiume che attraversa l’intera struttura creando angoli suggestivi e armonie sonore.

C’e’ un gran teatro, tennis e sport di ogni genere, una lussuosa spa all’avanguardia. Ma la vera differenza la fa il faro da cui prende il nome: dall’alto dei suoi cinquanta metri regala una vista che toglie il fiato e seduce l’ospite. La location e’ la grande playa esclusiva di Ubero Alto, a una decina di minuti dal Bavaro, e l’estensione del complesso e’ impressionante: quasi una piccola citta’.
Fiore all’occhiello di un management attento, a capo della sicurezza, problema particolarmente delicato data l’enorme estensione della struttura, un personaggio molto amato, ben conosciuto e ampiamente conteso: il tenente Cabrera, ex paracadutista, esperienza trentennale, carisma senza sconti. Alto e bello, sorriso franco e modi signorili, non dorme mai e ha il dono dell’ubiquita’. A garanzia del paradiso.

Per chi invece e’ affezionato al tema dell’ambiente, in pieno centro c’e’ il complesso Whala che rientra nel programma Viaggi Sostenibili, cioe’ riconosce e adotta tutte le misure significative che rendono sostenibile una vacanza. A conferma, una decisa impronta salutistica (a scelta, anche colazione vegetariana), misure speciali per salute e benessere, un importante centro fitness e una spa specializzata nel naturale.
La particolarita’ che ammalia e’ pero’ la piscina all’aperto nello sky bar del roof garden al quinto piano. Da dove, adagiati comodamente a mollo con un bel mojito in mano, si spazia per trecentosessanta gradi su spiaggia e oceano. Uno sballo senza concorrenti.
Infine, la struttura alberghiera della linea Impressive Resort in due formule ben differenziate, una con 654 stanze e l’altra con quasi trecento junior suites. Per ciascuna soluzione un’entrata faraonica dedicata, con accesso direttamente dalla Avenida Alemaña, il “boulevard dei boulevard” del Corazon de Bavaro, come dire gli Champs Elysees. Offre di tutto, ma e’ unico per la lunga passerella (di legno pregiato resistente alle intemperie equatoriali) che si inoltra per quasi cento metri nella laguna blu, fin quasi a sfiorare la barriera corallina. Quattro passi sull’oceano, prima di cena. L’emozione e’ servita.
