Alcuni lettori mi chiedono perché in questi mesi io attacchi spesso “questa” Europa e particolarmente la Presidente della Commissione, Von der Leyen. Lo spiego subito: mi hanno “rubato” l’Europa.
La “mia” Europa, quella del sogno che ha accompagnato la mia generazione, che ci sembrava impossibile ed invece è nata e cresciuta, salvo poi incancrenirsi con l’arrivo dell’euro, utile e forse necessaria moneta unica, ma gestita soprattutto per interessi di pochi ed unendo troppo frettolosamente economie ancora molto diverse, con prezzi interni e pressioni fiscali divergenti.
Ecco il punto. All’Europa “politica”, quella delle scelte, dei principi, della volontà di crescere insieme, è subentrata un’altra cosa: l’Europa della BCE, degli interessi finanziari più o meno coperti, dei grandi capitali e delle banche e non quelli dei cittadini. Un affare per alcune banche ed alcuni stati, un disastro per altri.
Alla fine non è la Commissione a comandare e tantomeno il Parlamento Europeo, ma appunto la BCE il cui vertice non è eletto, ma imposto.
Un’Europa dove si impone rigore, ma convivono i paradisi fiscali lussemburghesi e i benefit olandesi, poco solidare ma piena di sprechi, con una sua burocrazia costosa e cresciuta peggio di quelle nazionali, poco controllata e non trasparente.
Il marcio viene proprio dal vertice: pochi controlli, silenzi-stampa, stravolgimento delle richieste dei cittadini europei veleggiando a volte verso teorie demagogiche ed utopie con scelte su cui gli europei non possono dire nulla, anche perché non eleggono il bord della BCE, la Commissione e tantomeno la Presidente.
Un’Europa che, per esempio, non vuol capire come strategicamente (certamente dopo Putin, magari tra decenni, il quando non lo so) avrà bisogno della Russia, perché solo così si completa in termini energetici e di mercato, ma anche storici. Invece no, tutti succubi del “politicamente corretto”.
Ma dov’era l’Europa prima del 2022 quando c’era da discutere anche con Putin? Mille dubbi, tanta tristezza, ci hanno rubato la “nostra” Europa.